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Sotto alcune immagini del ristorante L'Oasi del Buongustaio aperto ufficialmente dal 30 Aprile 2008 |
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Messa a dimora di nuovi alberi in piazza IV Novembre | | |
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Messa a dimora del primo albero di QUERCUS RUBRA ( quercia rossa) . Questo il nome delle piante che vedremo primeggiare in piazza , piantate il giorno 2 Aprile 2007 dal personale del VIVAIO " TAMMARO " di Morcone. La quercia rossa è una pianta appartenente alla famiglia delle fagacee, insieme al castagno e il faggio e per questo motivo cresce particolarmente bene nelle stesse zone di faggi e castagni. E' una pianta originaria del Nord America che fu introdotta in Europa alla fine del 1600. L'aspetto decorativo della chioma e il portamento con il fogliame che in autunno assume varie tonalità di colore che vanno dal giallo-marrone-rosso è classificata fra le piante ornamentali di particolare effetto visivo. Può raggiungere i 25 metri di altezza. |
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le Palme osannano, incosciamente, la libertà della scelta di Gesù stesso e del cristiano verso la croce, esaltando al massimo e al culmine ciò che avviene non per opera umana sul Cristo, ma per opera stessa del Cristo, che scegliendo il cammino della croce e della passione, oggi lo ufficializza e lo rende brillante e illuminante per la Chiesa e per ognuno di noi. Con una bella giornata di sole, la Domenica delle Palme di quest'anno ha avuto inizio dalla piazzetta della valle dinanzi dinanzi alla statua della Madonna. Una cerimonia semplice e suggestiva resa dalla presenza di alberi di ulivi ai bordi della piazzetta stessa nonchè dalla successiva processione , inusuale come percorso, a sottolineare ancora una volta che seppur piccola come comunità , essa riesce sempre ad elevare il signifato della passione e della croce che santifica e impreziosisce le nostre credenze che altrimenti, rischierebbero di soffocare nel giubilo dell'occasione, fraintendendo il senso e l'identità del Messia. |
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Testo e foto di Enrico Tirindelli | | |
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A Morcone (BN) , abbiamo camminato alla ricerca e riscoperta di questi antichi testimoni di una cultura millenaria, ristorandoci con le proposte enogastronomiche caratteristiche, completando un percorso ideale nella cultura e nelle tradizioni locali. |
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………..Una economia del bosco e della pastorizia semplice, affiancata alle colture del grano, della vite e dell’ulivo, che si sono sviluppate invece sui prospicienti rilievi più miti e sulle piane nelle valli disegnate dai numerosi fiumi locali. La natura, il clima e le tradizioni di un popolo si fondono e danno origine ad una cucina genuina, adatta a chi lavora sui campi o nei boschi o conduce le greggi, tutte attività che richiedono energie ed impegno come le escursioni che noi amiamo fare. Va da sé la curiosità ampiamente soddisfatta di provare questa alimentazione come preparazione ed anche come ristoro per le nostre gite a piedi su queste terre. |
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Ebbene i sapori ed i profumi di cui abbiamo goduto ci hanno immediatamente proiettati sui luoghi che ci apprestavamo a visitare ed il loro richiamo è rimasto presente mentre camminavamo, a guidarci nella scoperta della provenienza dei principali ingredienti . I cavatelli alla Morconese una pasta di grano duro fatta in casa e condita con salciccia, aglio, peperoncino, ragù di carne ed olio extra vergine di oliva o le tagliatelle fatte in casa con funghi porcini, salciccia, peperoncino pomodoro e pecorino grattugiato. Ed ancora la ricotta, i formaggi e la mozzarella al tartufo, il caciocavallo al tartufo o al peperoncino, il provolotto, il “Silano “, un formaggio a pasta filata dolce, le pezzottine sott’olio d’oliva, la carne di agnello cotta alla brace, gli affettati ed i vini in particolare rossi ben strutturati. |
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Proprio in queste zone Orazio consumò il più proverbiale dei bicchieri quel del “ nunc est bibendum “. Non mancano sulle tavole locali i tipici biscotti, taralli e un pane profumato e tradizionale. Vale la pena di citare anche questi eventi legati alla cultura dei sapori, come la tradizionale “ Ruzzola del formaggio “ che si tiene a Pontelandolfo (BN) in febbraio e risalente all’anno 1300 circa in cui grosse forme di cacio vengono fatte rotolare per le strade della città, oppure le varie sagre dell’olio extravergine d’oliva, del tarallo, della pannocchia, della salciccia, del prosciutto, dei funghi, della castagna, dei vini e la manifestazione delle cantine aperte nell’ultima domenica di maggio. E poi via con Matteo autentico custode della natura del posto che ci accompagna a vedere da cosa questi cibi traggono origine e motivazione. |
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Ritmi di vita dolci e veraci. | | |
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La prima cosa che colpisce la nostra curiosità è la presenza sulle alture dei pascoli di alcune casupole rotondeggianti in pietra a secco senza alcuna finestra e con un fondo appena isolato da terra con un tavolaccio o alcune frasche. Il loro nome ha a che fare con il latte e con ciò che lo ricopre dopo che munto, viene lasciato a riposare in attesa di essere impiegato. Matteo, discendente di una stirpe di fieri pastori precisa che le “pannizze” sono diverse dai “canarini”. Questi ultimi sono costruiti interamente con blocchi di pietra compreso il tetto che è un’autentica opera di ingegno e di equilibrismo dal quale comunque non filtra una goccia d’acqua. Ma il nome più suggestivo è senz’altro delle prime che un tempo venivano completate con coperture di frasche , assi di legno o anche coppi d’argilla mentre più recentemente con lamiere ondulate o altro. Il suo sogno sarebbe quello di portarci a rivivere le sue emozioni di ragazzo che ha vissuto dentro questi piccoli rifugi poiché la libertà che ha provato grazie alla vita da pastore a stretto contatto con la natura è impagabile e indescrivibile. |
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Ha non pochi rimpianti e và fiero della sua tradizione. Sui pascoli incontriamo suo zio Carmine, classe 1934, in un momento di riposo durante la condotta del gregge di pecore. I cani da pastore, dei bellissimi maremmani, riconoscono subito il nipote e gli corrono incontro non prima di aver dato l’ultimo indirizzo al gregge. |
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A vedere questi posti e sentirne i racconti si rinnova in noi la voglia di vita e di trekking con pernottamento in quota magari sotto un cielo stellato che qui ancora non conosce i malanni dell’inquinamento luminoso, bensì assiste al passaggio discreto delle volpi e degli ultimi lupi. C’è una considerazione infine che viene dal nostro cuore di escursionisti la visita di questi luoghi forse ancora poco noti, ma sicuramente molto belli, è una scoperta particolarmente appagante che merita di essere fatta, perché testimonia di come il nostro paese sappia sempre stupirci e regalare momenti di autentica rinascita sia fisica che spirituale. Conoscere le persone che ci abitano è stato molto bello, poiché si tratta di gente cordiale e sincera, disponibile ed ospitale. E non è forse l’accoglienza che riceviamo il primo segnale di una vacanza indimenticabile?. Rapporti umani e ritmi di vita dolci e veraci, come l’ambiente che qui si trova. Di questo abbiamo bisogno sempre più spesso, per compensare ai lunghi periodi trascorsi sotto pressione a causa di una società moderna sempre più esigente. Un ritorno alle origini in una terra di latte e miele, dove il tempo ha deciso di fermarsi un po’ a contemplare la sua opera nei segni che ha lasciato su un territorio ricco di storia e di tradizioni in un contesto in cui però prevale da sempre la natura anziché la mano dell’uomo. |
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